Dietro l’omicidio di Salvatore Borriello, l’ombra di un attacco esterno: oltre alla pista interna a Barra, gli investigatori indagando anche a San Giovanni e a Ponticelli

L'Ora Vesuviana
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Nel 2021 era finito in manette insieme con un amico di qualche anno più grande dopo un inseguimento in via Marghieri: addosso avevano complessivamente una quindicina di dosi di hashish. Quattro giorni prima, il 16 aprile, secondo gli investigatori Salvatore Borriello fu il bersaglio di un agguato fallito in via Serino e realizzato da un commando riconducibile al clan Aprea. L’allora 21enne rimase illeso. Non è stato così fortunato l’altro giorno quando un killer completamente vestito di nero, compresi casco da motociclista e guanti. Lo scorso 15 novembre, infatti, in via Suor Maria Passione Beata a Barra si è avvicinato a Salvatore Borriello “’o pirata” che stava entrando in macchina, sparandogli da distanza ravvicinata più colpi di pistola. Esecuzione compita, è salito a bordo di uno scooter parcheggiato a pochi metri ed è andato via.

Per questa velocità nell’esecuzione, gli inquirenti pensano che il killer sia della zona o quanto meno conosca bene il terrtiroio che a livello criminale è nelle mani del clan Aprea. “Ecco perché inquirenti e investigatori battono sia la pista di un regolamento di conti interno agli Aprea che quella di un mutamento nelle alleanze di Napoli Est, che coinvolgono i clan Mazzarella e De Micco, sempre forti rispettivamente a San Giovanni a Teduccio e Ponticelli – scrive Luigi Sannino sul quotidiano Il Roma –  . Salvatore Borriello sarebbe stato vicino in particolare a Francesco Relli, nipote del boss detenuto Giovanni Aprea detto “punt ’e curtiello”. Ma gli investigatori almeno per il momento non ritengono che sia questa la chiave dell’omicidio: si sarebbe trattato di un attacco diretto al cuore dello storico clan di Barra. Infatti un’ipotesi alternativa, più credibile in questa parte iniziale delle indagini, porterebbe a un contrasto nell’ambito malavitoso tra “’o pirata” e un personaggio di spessore di un’altra cosca. Un fatto singolo e se fosse così, non dovrebbero verificarsi a breve altri agguati. Poi c’è la pista droga, mai esclusa. La vittima in questo ambito sfuggì clamorosamente alla morte quattro anni fa”. Indaga la Squadra Mobile della Polizia.

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