Il pane del Vesuvio si impasta col mare: fa più bene e si risparmia l’acqua potabile

L'Ora Vesuviana
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Il pane del Giubileo realizzato con tre diverse macine di farina laziale nel 'Forno delle Meraviglie' che aderisce all'iniziativa: con due euro si acquista la pagnottina e la si lascia ad un cliente piu' bisognoso. Roma, 12 novembre 2015. ANSA/ MICHELA SUGLIA

San Sebastiano al Vesuvio – Nopno solo fiamme e devastazione, soprattutto eccelenze. Dal Vesuvio arriva in tavola il pane prodotto con farina e acqua di mare. Il prodotto, frutto di una collaborazione dei panificatori associati all’Unipan e di Termomar e Consiglio Nazionale delle Ricerche è stato presentato nella sede regionale Unipan a San Sebastiano al Vesuvio.

L’uso dell’acqua di mare ha un duplice vantaggio, spiega il presidente campano di Unipan, Domenico Filosa: è indicata per chi deve seguire una dieta povera di sodio e consente di risparmiare acqua potabile. Durante la lavorazione del pane, infatti, viene utilizzata acqua di mare depurata microbiologicamente pura, a uso alimentare, ottimo sostituto del sale comune e iodato. Si tratta di un prodotto realizzato dalla Steralmar di Bisceglie sulla base di una collaborazione con il Cnr. L’acqua marina, prima di essere imbottigliata, subisce processi di decantazione, filtrazione, depurazione e sterilizzazione con raggi Uv per eliminare microrganismi anche patogeni e garantisce l’apporto di sali minerali come magnesio, calcio, potassio, fluoro e iodio.

”L’idea è far sì che il pane diventi un prodotto campano da esportare nel resto d’Italia, una sorta di nuovo pane vesuviano che potrebbe diventare un brand nazionale” ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli alla presentazione dell’iniziativa. ”Vogliamo ripartire da questo prodotto per rilanciare l’immagine del Vesuvio dopo gli incendi delle scorse settimane”.

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