(VIDEO) Fiamme a contrada Castelluccio. Nonostante i presidi di sicurezza prende fuoco tutto intorno alla Cava dove sono stati interrati, in passato, rifiuti tossici

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L’odore acre e l’aria rovente rendono difficile la respirazione. Gli occhi bruciano e stentano a restare aperti: e per il fumo e le fiamme attorno, e per il paesaggio di morte e veleni che proprio non vorrebbero guardare. Arde Ercolano. Brucia ancora San Vito al Vesuvio e la sua Contrada Castelluccio, strada di periferia che collega il Comune degli Scavi con San Sebastiano al Vesuvio, ridotta ad una maxi discarica abusiva.

Brucia nonostante i presidi dell’esercito e quelli della polizia municipale predisposti, tra le polemiche, la settimana scorsa dal dirigente della polizia locale del Comune di Ercolano. Un incendio, scoppiato intorno alle ore 14, a Via Barcaiola, ha raggiunto, dato il forte vento e il caldo secco, in pochi minuti la contrada ercolanese e minaccia con il suo fuoco Cava Fiengo, già, nelle scorse settimane e negli scorsi anni, scenario di roghi tossici e dolosi e di interramenti di rifiuti, anche speciali.

Sul posto vi sono protezione civile, militari, polizia locale e carabinieri. Da circa due ore vi è anche un elicottero che, assieme ai vigili del fuoco, sta cercando di domare le fiamme che si estendono per un centinaio di metri. Il vento è cambiato e, fortunatamente tira verso il mare. Questo fa pensare che la situazione possa essere sotto controllo. Tutto intorno alla cava è andato in fumo: la vegetazione, i campi, le coltivazioni. Civili e contadini hanno lottato contro le fiamme per salvare il salvabile. Con pompe, pale e le mani nude. C’è chi piange e si dispera. Chi, muto, osserva andare in fiamme i sacrifici di una vita e i frutti del duro lavoro mentre sul ciglio della strada continuano a bruciare rifiuti di ogni genere: resti di pellame, pittura, amianto, pneumatici e persino un motorino.

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Benvenuti nella Terra dei Fuochi di Serie B. Quella del Vesuviano. Quella che comitati e residenti denunciano alle istituzioni sorde da anni, senza ottenere alcun risultato, se non atti in cui si parla di autocombustioni. L’aumento di patologie tumorali, la presenza di roghi tossici, discariche abusive e non, preoccupano i residenti della zona riunitisi in associazioni che cercano di contrastare il biocidio: come quella del Comitato Ambiente Salute, capitanato da Don Marco Ricci, parroco della zona, le cui denunce, appelli alle coscienze, confessioni, esposti e segnalazioni hanno permesso il rinvenimento di oltre 100 fusti tossici interrati nelle cave  ercolanesi: tra cui Cava Fiengo, che rischia e ha rischiato seriamente di prender fuoco un’altra volta.

Benvenuti a San Vito al Vesuvio, terra di ginestre, ma anche di tumori; di coltivazioni e di veleni. Terra dove al mattino senti il profumo dei fiori, vedi l’avvicendarsi delle stagioni e ti vien da chiedere perchè questo che dovrebbe essere un paradiso naturalistico è divenuto (e non da 12 giorni che brucia l’intero Parco Nazionale, ma da anni) un vero inferno. Perchè?!

Dario Striano

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